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IVAN GIORDANI PER ORSO BIANCO

Terzo classificato in Coppa del Mondo di Bob su ghiaccio,classe 1973,oggi parliamo e conosciamo Ivan Giordani,di Verbania.

Ho trovato un ragazzo semplice dai grandi valori.

Famiglia e sport possono coabitare sicuramente,e Ivan lo dimostra .

Lui è anche il preparatore atletico di Fabiana Mollica,che ha giàrilasciato per noi un intervista.

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@orsobiancoice

.Intanto mi chiedeveo da cosa è nata la tua passione e se hai trovato difficoltà nel seguire questo sogno,che immagino ha richiesto sacrifici.

I.G.

La mia passione in realtà è nata dopo l’opportunità di aver provato e realizzato che il bob poteva essere il mio sport ideale. Fino ad allora non sapevo cosa fosse e non conoscevo quali attitudini dovessero avere gli atleti che lo praticavano, comunque il passo fu breve e dopo poco lasciai parzialmente l’atletica leggera dove praticavo il decathlon, per dedicarmi a questa disciplina che da li a qualche anno divenne la mia attività principale in vista delle Olimpiadi di Torino 2006. Le difficoltà che ho incontrato sono state molte, le prime economiche, non essendo in un corpo militare e praticando uno sport di livello interazionale con gare in tutta Europa in Canada e America con trasferte che a volte superavano il mese, era impossibile avere un posto di lavoro comune che ti permettesse tanto, per non parlare dei 10-12 allenamenti settimanali. Dovetti quindi prendere la decisione di lasciare il lavoro e cogliere l’ultima occasione che mi poteva portare ad una Olimpiade. Questo fu possibile solo dando fondo ai miei risparmi e con l’aiuto dei miei familiari che in questo percorso mi sono stati vicino. Altre difficoltà, e di questo mi vergogno, sono arrivate proprio da chi dovrebbe essere fiero e felice di avere atleti internazionali che si allenano nella propria città. Lo pensavo anche io fino a quando richiedendo la possibilità di potermi recare nella struttura dove svolgere gli allenamenti (Pista di Atletica) senza vincoli di orario o di giorno, poiché era chiaro che non potevo limitare i miei allenamenti alle sole due ore serali, ho notato che il Comune di Verbania e i gestori della pista di atletica sembravano poco interessati a darmi ciò che tutto il Mondo dà a tutti gli atleti in vista di un’Olimpiade. E quindi ci trovammo io e Fabiana a scavalcare le reti per poterci allenare e questo per colpa dell’ignoranza sportiva che regna dove incompetenza e squadrismo hanno la meglio sul diritto e la sportività che dovrebbe accompagnare come principio fondante un Assessore allo sport e una società sportiva che gestisce delle strutture!

@orsobiancoice

 Come si diventa preparatori,su cosa fai leva quando prepari un atleta per una gara e sopratutto cme riconosci un campione.

I.G.

 Ognuno di noi segue un percorso nella vita che matura man mano con le esperienze che per casualità o per scelta ti si pongono d’avanti. Ho fatto atletica leggera per un paio d’anni dai 13 ai 15 anni perchè a quell’età, per chi sceglie per te era arrivato il momento di smettere di giocare e di andare a lavorare. Cosi feci ma quel bel ricordo non mi abbandonò mai; fino all’età di 24 anni quando un nuovo lavoro mi permise con orari flessibili di tornare sulla vecchia pista di atletica allo Stadio dei Pini, dove si allenava una tredicenne di nome Fabiana Mollica. Per qualche mese mi allenai per rimettermi in forma dopo anni di inattività e l’allenatrice Paola Zappoli dopo qualche mese, mi chiese se mi interessasse fare un corso come allenatore ed io accettai con piacere. Da li furono anni di dedizione e di studio formativo dove appresi sempre di più la consapevolezza del metodo e della sua applicazione che varia da atleta ad atleta. Per quanto riguarda l’aspetto psicologico con cui l’allenatore spinge l’atleta a superare i propri limiti nasce dalla fiducia che nel tempo l’atleta ripone nei confronti del proprio allenatore, che con astuzia e metodo gioca su di un filo molto sottile, arrivando a scoprire tutti i punti di forza e i punti di debolezza che convergono a creare una forte motivazione nel conseguire il massimo risultato. Nel caso del bob, trovandosi davanti un bob di 200kg da spingere alla massima potenza, facevo leva sui sacrifici che avevano fatto; e che era lì, oggi ,adesso e in quel momento che potevano dimostrare a tutti il loro valore. Bisognerebbe definire la parola campione prima di rispondere a questa domanda; solitamente è riconosciuto tale colui che vince, ma a mio avviso lo è anche colui che tenta di vincere. Nella mia esperienza ho avuto diversi campioni, sia perché hanno vinto sia perché hanno tentato di vincere e in entrambi i casi il fattore comune è la determinazione e la volontà di arrivare. come ti preparavi tu per una gara,e quali difficolta trovavi….e sopratutto se sei riuscito anche a vivere una vita normale o è vero che lo sport richiede impegno assoluto…… Io ho avuto la fortuna di fare l’allenatore e l’atleta e questa fortuna mi ha permesso di avere a fianco una persona che mi ha aiutato e motivato in tutto il percorso della preparazione alle Olimpiadi e che mi è stata vicino nei momenti difficili dei vari infortuni che hanno vanificato la mia partecipazione alle Olimpiadi nell’ultimo anno, sto parlando di Fabiana Mollica, quella tredicenne con gli occhiali che incontrai 5anni prima e a cui voglio essere grato per tutte le emozioni che mi ha fatto provare con i suoi risultati ma soprattutto per il bellissimo percorso di vita sportiva che ci ha unito per più di un decennio, Grazie Fabi!! ci siamo sempre proposti allenamenti durissimi, ore e ore in palestra e al campo arrivando a toccare i limiti di rottura che ho ben curato nell’allenamento di Fabiana ed altri atleti ma che non ho saputo proporre a me stesso! oggi quale campione ti ispira di più,e invece quale ti resta ne cuore del passato….. Il campione che vince e che mi ispira di più è sicuramente Ashton Eaton campione di decathlon con 9045 punti di record del mondo, e io che so le fatiche del decathlon per me è un super uomo. consiglieresti la tua disciplina ai ragazzi?? e perche.. Non so se consiglierei il mio sport oggi ai ragazzi, non per la disciplina in se che se pur non priva di pericoli ti permette di vedere e di provare emozioni uniche al mondo, ma per l’ambiente che si è creato in questi ultimi anni in federazione, quindi ad oggi credo di no! A breve io e mia moglie Lisa anche lei ex bobbista della Nazionale avremo una figlia, Ginevra e spesso ci siamo chiesti se da grande farà anche lei il nostro percorso sportivo, con l’augurio che le cose cambino ci siamo detti, perché no?!

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Bellissima intervista, semplice e diretta grazie Ivan e tanti auguri per la vostra bambina.

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